| La processione del Venerdì Santo, forse più antica dell'altra, è stata istituita dai Servi di Maria, ma era la Comunità di Mendrisio che si assumeva le spese per la sua organizzazione. Al corteo, di più spiccato carattere religioso, prendono parte confraternite, che portano lampioni (piccole lanterne dipinte) e fanali istoriati e illuminati dalle fogge più leggiadre e bizzarre, mentre ragazzi e ragazze recano croci e simboli della Passione per lo più finemente scolpiti e dorati. Con l’accompagnamento di alcune bande musicali, si portano anche due statue antiche care ai Mendrisiensi: il Simulacro del Cristo morto e la Statua della Vergine dei Sette Dolori la quale, contornata dalle luminarie, passa alta e dolorante sopra la folla, nello splendido scenario delle viuzze del vecchio nucleo storico, seguita dal bandierone nero comunale. Nella notte del plenilunio, l'imponente sfilata con oltre 600 partecipanti invade, come un fiume luminoso, strade e piazze affollate come non mai da un pubblico multiforme ed eterogeneo. Le cronache del XIX secolo parlano della «marea umana» che dal Canton Ticino e dalla Lombardia arrivava a Mendrisio per assistere ai due spettacolari cortei, tanto che “ad una data ora della sera, nel paese non si riusciva a trovare un pezzo di pane e un bicchiere di vino.” |